settembre 2010
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Roma, 25 febbraio 2010 - È stato pubblicato nei giorni scorsi il documento conclusivo dellIndagine conoscitiva sul sistema aeroportuale italiano, esito delle 41 audizioni svolte tra i mesi di febbraio e novembre 2009 dalla IX Commissione permanente (Trasporti, poste e telecomunicazioni) della Camera dei deputati.
Lindagine è stata condotta con lintento di individuare le criticità del sistema e definire adeguate linee di intervento, anche a livello legislativo. Largomento è di grande interesse, in quanto lo sviluppo del traffico aereo nellultimo decennio, cui si aggiungerà una sostanziale crescita nei prossimi anni, determina la necessità di ampliare e riorganizzare gli aeroporti esistenti, nonché quella di realizzarne di nuovi.
Dallindagine è emerso un sistema aeroportuale diffuso, ma debole e scarsamente idoneo a fronteggiare le potenzialità di crescita del traffico aereo. Secondo quanto si apprende dallindagine, la causa principale delle difficoltà del settore risiede nella liberalizzazione del traffico aereo, realizzata in attuazione della normativa comunitaria. In assenza di una programmazione nazionale che potesse guidare lo sviluppo del sistema, linfluenza delle varie spinte autonome ha determinato una moltiplicazione del numero degli scali. La IX Commissione ha evidenziato, come conseguenza di questo fenomeno, due tipi di problemi: per prima cosa, sono state utilizzate ingenti risorse pubbliche per la realizzazione e la gestione di aeroporti con volumi di traffico ridotti; in secondo luogo, leccessiva concorrenza tra gli scali ha determinato una difficoltà nello sviluppo di aeroporti su cui concentrare i voli a medio e lungo raggio.
Le considerazioni riportare trovano riscontro nelle tabelle pubblicate in allegato al documento, e riproposte in questa sede (vedi allegato). In Italia si contano circa 100 aeroporti, di cui 47 registrano traffico commerciale con voli di linea. Dai dati, relativi al 2008, emerge che quasi il 95% del traffico di passeggeri è concentrato nei primi 20 aeroporti. Inoltre, nel nostro Paese solo 7 aeroporti registrano un volume di traffico superiore a 5 milioni di passeggeri, raggiungendo la soglia stabilita per gli scali di rilevanza comunitaria. Se ad essi si aggiunge laeroporto di Ciampino (che sfiora i 4,8 milioni di passeggeri lanno), si può constatare che in 8 aeroporti si concentra il 70% del traffico di passeggeri del Paese.
Se lItalia ha un numero troppo grande di aeroporti, daltra parte bisogna evidenziare che nella Penisola non sono presenti scali di dimensioni analoghe a quelli delle grandi città europee, come ad esempio Londra-Heathrow, Parigi-Charles de Gaulle, Francoforte-Meno, Madrid-Barajas.
Lindagine ha inoltre rilevato alcune carenze e inadeguatezze che già al giorno doggi determinano problematiche non trascurabili. Tra queste, innanzitutto la scarsa accessibilità intermodale dovuta allinsufficienza dei collegamenti con la rete ferroviaria e stradale. Anche il livello dei servizi offerti è spesso insoddisfacente. Si riscontrano inoltre problemi riguardanti lassegnazione delle bande orarie (slot) lattività delle società che prestano servizi a terra (handling). Infine, bisogna registrare le difficoltà nei settori dellaviazione civile e del trasporto merci, in gran parte dovute alla rigidità della relativa normativa in vigore.
Alla luce della situazione attuale, nel documento conclusivo si esprime grande preoccupazione per il fatto che il sistema aeroportuale italiano non sembra poter sostenere lo sviluppo previsto del traffico aereo, che, secondo quanto illustrato nel corso dellindagine, aumenterà dai circa 130 milioni di passeggeri del 2008 a 230 milioni annuali in meno di venti anni. Per questo sono state delineate alcune possibilità di azione, che prevedono una collaborazione tra autorità istituzionali competenti e soggetti, pubblici e privati, operanti nel settore.
In primo luogo, è emersa la necessità di predisporre un piano nazionale della rete aeroportuale, al fine di eliminare la parcellizzazione degli aeroporti e individuare gli scali di interesse nazionale, su cui concentrare le risorse disponibili. A tale proposito, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e lENAC (Ente Nazionale per lAviazione Civile) stanno conducendo uno studio che consenta di determinare le esigenze di potenziamento degli scali esistenti, ma anche di verificare la fondatezza delle proposte di realizzazione di nuovi aeroporti, con particolare riferimento alla relativa sostenibilità economica.
Gli aeroporti che registrano meno di un milione di passeggeri annui dovrebbero essere mantenuti solo se rivestono unimportanza sociale per il collegamento del territorio interessato, o se ne viene garantita la sostenibilità economica, senza la necessità di finanziamenti pubblici. In caso contrario, sarebbero destinati al traffico merci, allaviazione generale e daffari, allelicotteristica.
Lo sviluppo della rete aeroportuale deve essere in ogni caso coordinato con quello delle infrastrutture di trasporto, attraverso unattività di pianificazione che coinvolga tutti i soggetti responsabili delle scelte politiche, gestionali e tecniche.
In tema di servizi erogati, appare necessario accelerare il recepimento organico della direttiva 2009/12/CE in materia di diritti aeroportuali. Inoltre viene menzionata la necessità di ridurre i tempi di approvazione dei contratti di programma tra lENAC e le società di gestione aeroportuale, e di rafforzare i poteri di controllo dellENAC nei confronti dei gestori aeroportuali, dei vettori e dei prestatori di servizi.
Un ultimo aspetto riguarda le proposte in merito al settore del trasporto aereo di merci e quello dellaviazione generale e daffari. Per quanto riguarda primo aspetto, sarebbe opportuno individuare alcuni aeroporti da specializzare come hub per il trasporto di merci, ma anche attuare interventi normativi e amministrativi relativi ad esempio ai servizi di handling e ai servizi doganali. Infine, passando al settore dellaviazione generale e daffari, i provvedimenti dovrebbero orientarsi verso una maggiore possibilità di accesso agli aeroporti di dimensioni medie e medio-piccole, e anche verso una riduzione dei costi dei servizi per i piccoli aeroporti.