05 novembre 2012 

Il viadotto Sfalassà ponte dei record dell’A3

L'ammiraglio dell'autostrada A3 con lo splendido viadotto Italia di Mormanno, in questi giorni provato dal terremoto

Reggio Calabria, 4 novembre 2012 – È il Ponte dei record, l'esecuzione ad arco portale spingente più alto al Mondo: è l'ammiraglio dell'autostrada A3 assieme allo splendido Viadotto Italia di Mormanno, in questi giorni severamente provato dal terremoto di 5 gradi Richter. II Ponte di Bagnara, al secolo Viadotto Sfalassà, ha attraversato quaranta calendari proprio in quest'anno solare 2012, purtroppo segnato come il 1972, da una tragica fatalità.
Nei giorni scorsi le cronache di cantiere del viadotto bagnarese, hanno contabilizzato il decesso di un caposquadra particolarmente esperto, proprio come era successo sul finire dei 1441 giorni di lavorazione necessari alla costruzione di uno dei migliori ponti al mondo. Lo scavalcamento in quota di Bagnara Calabra è stato infatti definito dai giapponesi nel 2005 "miracoloso", per il fatto di essere stato progettato quando ancora lontani erano i moderni sistemi di progettazione e simulazione Cad, che di ha fatto hanno migliorato e semplificato la vita agli ingegneri civili, comunque chiamati a eccezionali performance tecniche.
L'istruttoria aperta sull'incidente che ha provocato la morte della maestranza impegnata ad un quarto di km da terra sulla piastra ortotropa (il piano stradale), si è orientata su un accidentale caduta di un modulo ferroso necessario a comporre le costole che stanno allargando la sede stradale dello Sfalassà. II povero operaio ha ovviamente trovato subito la morte. Lo Sfalassà infatti, a buon punto di esecuzione, sarà allargato per fare posto alle nuove carreggiate europee, a delle isole di emergenza, a nuovi marciapiedi di servizio, oltre che alla disposizione di una più efficace ed estesa linea di assorbimento centrale e laterale di guard rail del più evoluto tipo New Jersey Kit 2003.
Quaranta calendari fa invece, quando l’epilogo di quattro anni di lavorazioni eccezionali era vicino, la proverbiale bravura tramandata ai posteri dei 128 operai impegnati nello Sfalassà, incappò in un fatale incidente. Durante il disarmo dei cavi d'acciaio della possente tiranteria di ritenuta, sequenza decisiva nel vincolare il trasporto a centinaia di metri in quota dei moduli ferrosi arrivati via treno dalle Officine Savigliano di Torino, per un errore di manovra fu liberata una fune ancora in trazione: l'energia cinetica che ne scaturì, provocò movimenti incontrollabili del cavo, che colpì a morte tre operai impegnati. Fu quello un episodio particolarmente drammatico del cantiere dello Sfalassà, cantiere che si era guadagnato una fame eccezionale a livello mondiale per l'abilità e il feeling raggiunto fra loro dalle orgogliose ed esperte maestranze.
II Ponte di Bagnara, infatti, mentre era ancora in fase di costruzione, si guadagnò tre volte il massimo riconoscimento europeo per le grandi opere, il Cecm, vinto nel 1968, nel 1970 e nel 1972: un record tuttora imbattuto, in quanto mai la stessa grande opera aveva e ha vinto più di una volta questo prestigioso premio. Nei giorni delle fastose celebrazioni del pur notevole Ponte Bisantis a Catanzaro, è comunque onesto dire che pur nella diversità concettuale, non vi sono paragoni possibili fra la struttura catanzarese e quella bagnarese. II Ponte Sfalassà, infatti, ha richiesto degli studi preliminari e delle lavorazioni di preparazione del territorio, assolutamente all'avanguardia anche se rapportate ai nostri giorni.
Per svettare a 249 metri dal suolo, record europeo per 288 giorni fino all'apertura del Ponte Italia di Mormanno a quota 259, i tecnici dell'InCo di Milano, capitanati dal leggendario ingegnere Silvano Zorzi, dovettero ideare uno schema ad arco portale spingente che allontanasse le strutture d'appoggio dal paludoso ed instabile fondovalle. Venti perpetui, sismicità di prima fascia, salsedine proveniente dal mare, passaggio veicolare di migliaia di mezzi pesanti, costrinsero l'equipe tecnica ad un lavoro immenso e complesso. I puntoni obliqui più grandi del mondo e la campata centrale più lunga d'Europa, con i suoi 376 metri lineari, sono altri due record assoluti del Viadotto Sfalassà.
Gli operai impegnati nella costruzione dello Sfalassà, ancora ricordano le difficoltà ed i rischi delle lavorazioni quotidiane, impegnati com'erano a centinaia di metri da terra, con saldature ed accoppiamenti certosini da effettuare in moduli pesanti e giganteschi nelle misure, lottando contro il caldo torrido della stagione estiva e i venti e le piogge del resto dell'anno. Senza dimenticare le sottomurazioni profonde come un palazzo di otto piani, le operazioni di compattazione del terreno e l'apertura piste dei mezzi di cantiere su pendii inclinati anche di 55 gradi.
Tutto questo senza disporre delle normative e delle strumentazioni di sicurezza attuali, che se non possono azzerare il rischio di morte, costituiscono comunque un importante miglioramento degli standard lavorativi.
Mentre il Viadotto Sfalassà si consegna ai suoi prossimi quarant'anni, con eterno rispetto per chi ha scritto l'ultima pagina del suo libro ad un quarto di Km da terra.

F. Romeo (Quotidiano della Calabria)