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Turchia: il terzo ponte sul Bosforo

Chiusa la gara con la presentazione delle offerte. Il governo turco ha deciso di scindere il progetto originario in due parti

Roma, 12 aprile 2012 – La gara d’appalto per il terzo ponte sul Bosforo che collegherà l’Europa all’Asia nella parte settentrionale della grande Istanbul, nei pressi del Mar Nero, si è chiusa il 5 aprile, con la presentazione delle offerte.  Dopo che la gara era andata deserta il 10 gennaio scorso, il governo turco ha deciso di scindere il progetto originario in due parti. La parte che è stata messa a gara prevede la costruzione di un ponte sospeso di 1.300 metri e 90 km di strade di collegamento per un ammontare di 2,5 miliardi di US dollari, che sarà finanziato con modalità BOT (Build, Operate, Transfer). La seconda parte consistente nella costruzione di 340 km di autostrada che si connette al North Marmara Highway Project sarà finanziato in un secondo momento con fondi pubblici.
Con la scissione in due parti del progetto e la riconfigurazione dei termini di gara, le autorità turche contavano di superare lo scarso entusiasmo delle imprese candidate (la giapponese Mitsubishi,  la russa Moskovskiy Metrostroy, l’italiana Astaldi, la spagnola FCC Construcciones, l’austriaca Stradag e una diecina di imprese turche) e dei potenziali investitori che non avevano presentato offerte per le dimensioni, ritenute eccessive, dell’impegno economico (6 miliardi di dollari) e l’incertezza del ritorno economico.   La localizzazione del nuovo ponte in una zona  distante dal centro di Istanbul, già servita dai due ponti esistenti attraverso cui sono transitati lo scorso anno 152 milioni di veicoli a pedaggio, e il suo collegamento con un tracciato autostradale in un’area scarsamente popolata hanno reso difficoltoso trovare un finanziamento a modalità BOT. E’ stato calcolato che per essere redditizio il nuovo ponte avrebbe dovuto essere attraversato da 100 mila veicoli al giorno. Le Banche finanziatrici non hanno voluto assumersi il rischio. E ciò è stato interpretato come un ulteriore segnale del clima sfavorevole per gli investimenti sia a livello globale che locale.
Per la seconda tranche del progetto che include i restanti tratti autostradali, il governo di Ankara ha annunciato che lancerà entro l’anno un “sukuk sovrano”, cioè un certificato finanziario islamico, simile ai bond occidentali, rinunciando alla formula BOT. In pratica lo Stato turco si inserirà nel mercato dei “sukuk sovrani” che, sebbene relativamente piccolo ( tre trilioni di dollari  di emissione), è risultato essere una fonte stabile di finanziamento durante la crisi finanziaria globale. “La Turchia necessita di investimenti e i sukuk sovrani possono essere usati per finanziare alcuni progetti, come il terzo ponte sul Bosforo e altri progetti autostradali” sostiene Osman Akyuz, segretario generale dell’Associazione delle banche turche. 
Solo un anno fa (nel settembre 2011) la Turchia ha portato a buon fine la licitazione per un ponte nella baia di Smirne di 3,3 km di lunghezza, vinta da un consorzio giapponese, supportato da banche pubbliche giapponesi per 1,1 miliardi di dollari, con modalità Build-Operate-Transfer (BOT). Lo stesso consorzio giapponese formato da Mitsubishi, Itochu Corp. IHI Infrastructure Systems, supportato da Japan Bank of International Cooperation,  ha presentato l’offerta ritenuta più convincente per il terzo ponte del Bosforo.
Va notato che la costruzione del terzo ponte sul Bosforo risponde anche all’esigenza di decongestionare il traffico nel centro di Istanbul e di sottoporre il Bosphorous Bridge, inaugurato nel 1973 e su cui transitano 250 mila veicoli al giorno, a una urgente opera di manutenzione che implica la sua chiusura per circa un anno.

Giancarlo Pasquini
 
 

 
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