Roma, 1° dicembre 2010  

Nucleare, i costi del non fare

Impatti economici, ambientali e sociali determinati dalla rinuncia al nucleare

Roma, 1° dicembre 2010 -  L'Osservatorio dei Costi del Non Fare prova a “Fare i conti con il nucleare. Comprendere il passato per costruire il futuro” ,   facendo un bilancio delle conseguenze della scelta operata nel 1987 di rinunciare a questa fonte energetica. Durante la tavola rotonda del 19 novembre č stato presentato anche il volume “I costi del mancato sviluppo del nucleare in Italia”, che č stato realizzato da Andrea Gilardoni, Stefano Clerici e Luca Romč per edizioni Egea. Andrea Gilardoni, presidente di Agici Finanza d’Impresa, afferma: “La rinuncia al nucleare, avvenuta nel 1987, ha comportato una serie di costi di natura economica e ambientale sicuramente quantificabili e benefici in misura assai contenuta. L’unico vantaggio risiede, forse, nel non aver sopportato il rischio nucleare. Rischio che peraltro il nostro Paese comunque sostiene sia per lo smaltimento delle scorie radioattive, sia per la vicinanza di un ampio numero di unitā produttive prossime ai confini”.

“Il tema va affrontato in maniera non ideologica, le popolazioni, le popolazioni vanno informate in modo corretto, soprattutto le nuove generazioni, non ancora vincolate ad ideologie e preconcetti. Bisogna convincere il territorio e l’opinione pubblica che ospitare una centrale nucleare č un’opportunitā e non una sciagura” ha commentato Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo Economico, che ha poi aggiunto “Sulla scelta dei siti saranno gli operatori a dover decidere, poi spetta a noi verificare se questo č idonea. Noi prepariamo le regole”.

Lo studio dell'Osservatorio dei Costi del Non Fare ha stimato quantitativamente parte degli oneri ed č stato evidenziato che il costo per il mancato sviluppo del nucleare č compreso tra i 28 e i 45 miliardi di euro. Per ottenere tale risultato č stata presa in considerazione la capacitā produttiva nucleare nel periodo 1987-2009, si tratta di 9.000 MW in un’ipotesi di sviluppo della capacitā produttiva nucleare coerente con il Piano Energetico Nazionale che era stato approvato dal Cipe nel 1981; mentre nel caso di una capacitā produttiva stabile rispetto al 1987 si arriverebbe a quasi 3.500.  Ecco in allegato la sintesi dello studio dell'Osservatorio:

Laura Ester Ruffino

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