12 luglio 2017 

Correva l’anno 1997: nascita degli ausiliari del traffico

Vent’anni di attività dei “vigilini”, presenza ormai ordinaria sullo scenario della viabilità urbana

Roma - Vent’anni. Un’età importante. Il grande Georges Brassens cantava che… “à vingt ans l’amour se pose où l’oeil se pose”. Ma ci permettiamo, qui, di alterare un po’ la traduzione: la multa si posa là dove si posa l’occhio. Perché stiamo parlando degli ausiliari del traffico, noti anche come “vigilini”: sono loro, a esser diventati ventenni.

Questa categoria sui generis di operatori fu istituita, in effetti, nella tarda primavera del 1997 (Legge 15 maggio 1997, n. 127 - articolo 17 commi 132 e 133) a motivo della grossa sproporzione quantitativa esistente tra organici delle Polizie Municipali e aree urbane soggette a sosta a pagamento. Da allora non ha cessato di alimentare un complicato dibattito che, nei primi tempi, arrivava a mettere in discussione la legittimità di fondo della categoria stessa.

Com’è possibile che un privato dipendente eserciti una funzione tipicamente e squisitamente pubblica, quale quella dell’accertamento degli illeciti? E com’è possibile che tale privato dipendente rediga un atto quale il verbale, dotato di una forza probatoria tutta peculiare?

Alla prima domanda ha risposto la Corte Costituzionale nel 2001: la discrezionalità del legislatore ben può spingersi fino ad attribuire specifiche funzioni di accertamento e verifica a dipendenti di Società cui è stato affidato un pubblico servizio, ove ciò sia utile per un migliore svolgimento del servizio stesso. Quanto alla seconda domanda, i dubbi sono stati fugati da un’apposita norma di interpretazione autentica, inserita nella Legge finanziaria 2000.

Al momento attuale, il quadro di lettura dell’art. 17 Legge 127/1997 appare piuttosto stabilizzato anche grazie a una copiosa giurisprudenza. In esso è dato riconoscere, sinteticamente, tre sotto-categorie di ausiliari del traffico: > i dipendenti dei Comuni (beninteso, non inquadrati nelle Polizie Municipali) nominativamente designati con provvedimento del Sindaco, i quali possono accertare qualsiasi tipo di violazione in materia di sosta, su tutto il territorio comunale; > i dipendenti delle società di gestione dei parcheggi, i quali hanno compiti di accertamento delle violazioni in materia di sosta soltanto nei parcheggi o nelle strade del territorio comunale in cui esistono aree di sosta a pagamento concesse all’azienda o all’impresa da cui dipendono (e nemmeno di tutte le violazioni: solo quelle relative all’inosservanza della segnaletica orizzontale, ovvero al superamento del limite di sosta consentito o al mancato pagamento della tariffa dovuta; non potrebbero per esempio - a differenza dei dipendenti comunali di cui al punto precedente - sanzionare un veicolo perché posteggiato sul marciapiede); > il personale ispettivo delle aziende esercenti il trasporto pubblico di persone, che può accertare violazioni in materia di sosta su tutto il territorio comunale, nonché la sosta o l’abusiva circolazione sulle corsie o strade riservate ai mezzi pubblici (ed è l’unica sotto-categoria di ausiliari legittimata ad accertare – nell’ambito di quelle corsie o strade – anche violazioni dinamiche, oltreché statiche).

Dal punto di vista penale, gli ausiliari del traffico vengono tutelati come i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio. Lo ha ribadito, poco tempo fa, la Cassazione (sentenza 10885/2017): dire a un ausiliare del traffico di non fare troppo il pedante, e strappargli di mano la penna e il blocchetto, costituisce non già una semplice “bravata”, ma il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Quanti sono i Comuni italiani che si avvalgono, oggi, della figura dell’ausiliare del traffico? Difficile elaborare statistiche, anche perché converrebbe distinguere fra le tre anzidette sotto-categorie. Ma di sicuro sono molti, moltissimi. Buon compleanno, “vigilini”!

Davide Fornaro