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26 settembre 2017 

Natino Chirico, il poeta della pittura

L’artista di Reggio Calabria dedica un’esposizione a La via del mito e all’Autostrada del Mediterraneo

Natino Chirico è un poeta della pittura. Di fama internazionale. Appartiene al Sud e il Sud appartiene a lui. Nato a Reggio Calabria negli anni Cinquanta è stato allievo di Franco Gentilini e Arnoldo Ciarrocchi e l’amore per l’arte lo accompagna da sempre. Esordisce negli anni Settanta con riferimenti all’espressionismo e al cubismo. La sua opera ha una chiara matrice figurativa, ma nella sua lunga carriera è sempre stato molto eclettico accompagnando le esperienze più disparate (anche quella di disegnatore nella moda con Versace e Ken Scott). Recentemente ha dedicato un omaggio a La Via del mito e all’Autostrada del Mediterraneo, curato da Antonella Frano ed esposto ad Altafiumara. Intervistato, è lo stesso maestro che ci spiega le ragioni di questo confronto fra arte e strada.

Perché un omaggio alla A2?

Sono un uomo del sud che è andato via presto ma che ha conservato un grande amore per la propria terra e mi ha molto colpito il progetto, presentato dal presidente Armani, delle vie, in particolare quello riguardante la Via del mito, annunciato a dicembre 2016 in occasione della fine dei grandi lavori del tracciato. Questo può essere uno strumento utilizzato nel concreto come via primaria di comunicazione, che lega l’iniziativa culturale a quella del mito e alla conoscenza del territorio, nonché alla realizzazione dell’infrastruttura. L’opera è stata trattata – e questo mi ha toccato profondamente, visto che io faccio arte – non più come un qualcosa di freddo e meccanico, così da accompagnare una conoscenza, partendo proprio anche dal mito, che risveglia le coscienze e l’amore per il territorio. Da qui la dedica che ho chiesto di poter fare ad Antonella Freno. Anche l’esposizione che ho organizzato ad Altafiumara è un po’ una risposta al lavoro che avete fatto voi, volendo dedicare a questo progetto qualcosa di mio, dare forza a un’iniziativa che trovo finalmente attenta e profondamente vicina alle deficienze economiche del territorio. La concettualità del mio omaggio è questa e nasce dall’idea davvero bella che avete avuto, che parte dalla strada ma diventa altro, fa sì che questa strada possa diventare cultura: se non si fa qualcosa che aiuti le persone a ragionare, a conoscere, a rendersi conto della realtà delle cose il territorio non cresce mai. Finalmente, invece, c’è stata un’azienda che ha avuto la capacità di cogliere questo aspetto così importante. Questo in fondo è un atto di amore. Non siete stati egoisti a fare questo, ci avete messo dell’amore: questo si sente, si avverte. L’amore è uno strumento fondamentale, è fare più di quello che avreste dovuto fare, il famigerato cosiddetto “compitino”. Non avete solo finito i lavori, ma state cercando di dare ad una strada così bistrattata una nuova identità. Io che faccio arte posso dire di aver fatto una piccola cosa per un luogo che mi ha toccato. Si possono fare molte cose con la conoscenza di quello che state facendo.

Lei è nato a Reggio Calabria, ma ha vissuto in molti altri luoghi. Cosa rappresenta il ritorno a casa, che poi è un po’ la sottotraccia di questa strada? Cosa rappresenta, che significato ha per lei questa arteria?

La A2 è un’autostrada bellissima, che è stata difficile da realizzare. È un luogo di partenza e di arrivo che porta a dei luoghi incantevoli spesso poco considerati. La strada congiunge dei punti che sono ricchi di mitologia, arte e storia, luoghi come Palinuro o Scilla, o il mito che è stato Versace per il territorio: lo conoscevo personalmente, era un mio amico. Tutto questo mi ha fatto sentire in dovere di fare qualcosa, di fare cultura. Ognuno deve chiedersi cosa può fare in base a cosa sa fare per il proprio territorio, quindi utilizzare le conoscenze che ha disposizione. Ognuno è ciò che è anche grazie alla sua terra e quindi penso che uno debba “restituire” qualcosa. Io ho pensato a quello che ero anche grazie al concetto di mito, e l’ho sempre visto come qualcosa che camminava fianco a fianco col mio lavoro.

Cos’è per lei il mito?

Il mito è sia sogno che realtà, è stato fondamentale per questo territorio: trovo geniale scavare in tutto questo materiale e farne uno strumento di comunicazione, sono sensibile a queste cose, non mi poteva sfuggire. Per questo ho voluto dare il mio piccolo contributo che mi ha dato al gioia di poter dire di aver fatto anch’io qualcosa per la mia terra, che anche la mia coscienza e conoscenza si è risvegliata. Spero che tutto questo possa toccare le persone, ci credo molto. La cultura è uno strumento fondamentale, dà l’avvio al motore essenziale per raggiungere certi obiettivi, la conoscenza.

Il cinema è parte integrante della sua arte. Perché riscrivere il cinema attraverso la pittura?

Il cinema viene dalla pittura. Io ho cercato un po’ di restituire alla pittura il cinema. Ho realizzato varie opere dedicate a Fellini e Charlie Chaplin ad esempio. Chaplin ha definito la dignità del lavoratore, di chi coopera, si è posto con il film Tempi moderni un problema di grande attualità ancora oggi: la dignità del lavoro di una persona in contrapposizione alla macchina. Dignità: che attualità ha questa parola! La dignità, l’impegno, la conoscenza, la cultura: è ciò che c’è anche dietro al lavoro che voi avete fatto con l’Autostrada del Mediterraneo. Inoltre il cinema è stato uno degli strumenti principali che ha reso gli italiani famosi nel mondo, pensiamo ai film di Troisi e Benigni nelle scene fondamentali dei loro film, che ho ricostruito nelle mie opere, oppure pensiamo alla sventagliata di mitra che uccide Anna Magnani in Roma città aperta: finiva un’epoca triste della nostra storia e si apriva un’altra pagina. Cogliere questi racconti del cinema e trasformarli in pittura, che poi è il mio strumento, è come trovare una forma di connubio che ha arricchito la mia vita e può essere un umile contributo di conoscenza culturale per chi si approccia alla conoscenza del mio piccolo mondo artistico.

C’è un film che secondo lei rappresenta perfettamente il Sud e/o in particolare la Calabria?

Napoli milionaria del grande Eduardo De Filippo. È un’opera di una straordinarietà e di una coscienza senza pari. Non c’è un film oggi alla sua altezza. Fosse per me io farei un documentario, un film che analizzi la nostra storia, la nostra presenza documentata attraverso la tecnologia, che oggi facilita molto l’aspetto realizzativo, e le immagini, per far toccare con mano la realtà a tutti. Una realtà come quella delle strade, che sono sempre le stesse per tutti: e la strada per il miglioramento passa sempre solo attraverso l’impegno e il lavoro. Queste sono le sole eredità che ognuno potrà davvero lasciare ai figli se gliele ha trasmesse, tutte cose apparentemente banali ma fondamentali.

Fra i suoi quadri quale rappresenta maggiormente il Sud?

In qualche modo tutti. Quello più esplicativo è sicuramente La mia terra nella qual raffiguro la Calabria, ma in realtà lo sono tutte. Quello che sono è definito da quello che faccio. In tutte c’è il Sud, anche se dipingo un quadro di Fellini, che non era meridionale, c’è il Sud. È la mia visione.

Lei non è nuovo al mondo delle strade. Cosa ha già realizzato?

Ho collaborato a lungo con Autostrade per l’Italia. Ad esempio a Fiano lungo l’Autostrada del Sole c’è una mia opera specificamente dedicata agli scavi che sono progrediti lì intorno. Quella è un’opera che mi ha dato un grande piacere e mi rende molto orgoglioso.

Anas ha promulgato sul Grande Raccordo Anulare di Roma un progetto che si chiama Gra Art, che consiste nella riqualificazione di alcuni sottopassaggi attraverso murales. Cosa ne pensa? 

È sicuramente essenziale tutto questo perché l’arte aiuta ad essere migliori. Una vita senza arte e senza cultura è inutile e dobbiamo fare il meglio possibile e quanto è in nostro potere. La chiave è sempre l’amore che mettiamo in quello che facciamo.

So che al momento sta organizzando una nuova mostra a Roma.

La mostra si intitolerà "Tempo sospeso" e si terrà presso la Galleria SpazioCima di Roma, via Ombrone 9, dal 19 ottobre al 17 novembre. Presenterò lavori completamente nuovi nell’immagine e nella tecnica dove verranno fuori concetti di energia pittorica.

 

Erminio Fischetti