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05 luglio 2010 

Infrastrutture, il gap tra Nord e Sud continua a crescere

Lo studio è stato effettuato da Unioncamere-Istituto Tagliacarne

Lo studio di Unioncamere-Istituto Tagliacarne mostra un quadro dell’ Italia a due velocità. Il Sud, dal punto di vista delle infrastrutture, risulta afflitto da una serie di ritardi, infatti, ci sono meno strade, ferrovie, aeroporti e ospedali. Purtroppo l’analisi mette in luce anche un altro aspetto, che il divario negli ultimi 10 anni è aumentato dell’1% rispetto alla media del Paese. I dati sono ancora più significativi se si riflette sugli obiettivi che Unione Europea si era prefissata con lo stanziamento dei fondi europei per le infrastrutture e i servizi. Come predisposto dal cosiddetto obiettivo «Convergenza» della politica regionale europea, che stanzia svariati miliardi per accelerare il processo di sviluppo delle regioni dell’UE più arretrate per portarle allo standard dell’Unione nel campo delle infrastrutture e dei servizi. Se si considerano i dati dello studio emerge che il Sud patisce un gap del 34,6% rispetto al Nord-Est (che è la più privilegiata per quel che riguarda le infrastrutture economiche ma che è sotto la media per quel che riguarda quelle sociali). ll Sud sale sopra la media del Paese solo per quel che riguarda le infrastrutture portuali. Infatti se non si tiene conto delle infrastrutture portuali il divario con il Nord-Ovest sale al 37,6%. Per quel che riguarda la rete stradale, il Sud registra un divario inferiore, del 28,6% rispetto al Nord-Ovest e del 20,2% nei confronti del Centro-Nord. Merito anche dei massicci investimenti dell’Anas, che attualmente è impegnata in tutta Italia con lavori in corso o in fase di avvio per un importo pari a oltre 43 miliardi di euro ed ha destinato alle regioni del Sud (Campania, Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna) oltre la metà di questa cifra, ovvero circa 23 miliardi di euro, pari al 53% del totale. A questi vanno sommati gli interventi in fase di realizzazione da parte delle Concessionarie autostradali nel Mezzogiorno ammontano a 1,3 miliardi di euro. Si tratta di importi notevoli, soprattutto tenuto conto che il gap infrastrutturale stradale tra nord e sud è meno accentuato rispetto ad altre tipologie di infrastrutture. In particolare, con riferimento alla Rete stradale Transeuropea dei Trasporti del Mezzogiorno, l’Anas ha già realizzato investimenti significativi su una serie di itinerari quali: • l’Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, completata per circa la metà (194 km); • la Strada Statale 114 Orientale-Sicula in Sicilia; • la Strada Statale 131 Carlo Felice in Sardegna; • la Strada Statale 7 Appia in Puglia e Campania; • la Strada Statale 106 Ionica in Basilicata e Calabria; • la Strada Statale 16 Adriatica in Puglia; • l’autostrada A29 Palermo-Mazara del Vallo in Sicilia; • il completamento dell’autostrada Catania-Siracusa. Per quanto riguarda la rete ferroviaria, il gap arriva al 29,7% sul Centro-Nord e s’innalza al 46,3 rispetto al centro. È necessario ricordare che l’alta velocità si ferma a Salerno. Anche le infrastrutture aeroportuali non offrono dati incoraggianti. Il divario con la situazione nazionale sfiora il 40% e arriva al 60% se il raffronto è con il Centro-Nord. Il rapporto Unioncamere analizza anche la dotazione di infrastrutture sociali (scuole, ospedali e infrastrutture culturali) e in questo caso la percentuale di ospedali e strutture sanitarie al Sud è del 15,6% sotto la media nazionale, divario che arriva al 25,2% rispetto al Centro-Nord e al 34,4% nei riguardi del Nord-Ovest (che è la macro-area con più strutture sanitarie).Ruffino Laura Ester