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05 agosto 2020 

L’epica delle strade europee

“Per antiche strade. Un viaggio nella storia d’Europa”, il nuovo romanzo di Mathijs Deen alla ricerca della nostra identità culturale

Un libro che crea una epica delle strade europee. Inedita per certi versi, perché eravamo abituati a quella delle grandi direttrici americane, una su tutte la mitica Route 66. Quei paesaggi scolpiti nel nostro immaginario, grazie ai romanzi di Kerouac, Steinbeck, o William Least Heat-Moon che narra delle vecchie cartine d’America, dove le strade principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu. Finalmente è arrivato qualcuno che ci fa riscoprire il Vecchio Continente attraverso le sue strade. 

Un esotismo dei luoghi di casa che ci sembrano troppo vicini per essere tali. Mathijs Deen ne "Per antiche strade. Un viaggio nella storia d’Europa” , fresco di pubblicazione per Iperborea ci regala un libro autobiografico che allo stesso tempo è un romanzo storico ma anche un diario di viaggio. Tutto parte dalla sua infanzia, quando l’autore, che è un famoso giornalista, scrittore e conduttore radiofonico olandese, in viaggio con il padre verso la casa dei nonni, scopre che quel tragitto per lui abituale e fino ad allora considerato senza importanza è in realtà un tratto della E8, poi E30, una dorsale che collega Londra a Mosca. Da quel momento cambia la sua vita e viene per sempre affascinato da questo dedalo di strade europee, percorse da esploratori, avventurieri, mercanti, pellegrini, profughi e banditi che grazie a scambi economici e culturali hanno costruito l’identità del nostro continente. 

Sul sito della casa editrice il libro è presentato con un podcast dove Deen spiega la genesi di questo volume: “Ho sempre sentito di avere una forte identità europea. Ciò che voglio mostrare è che a diversi livelli sia noi che i nostri antenati, siamo stati influenzati dalle stesse condizioni, dallo stesso continente anche se talvolta da prospettive diverse. Le strade che percorsero sono ancora lì, ci collegano l’uno all’altro con il passato e il paesaggio. E in tempi di lockdown accendono l’antico fremito per l’avventura e quel desiderio. Non mi mancano gli aerei, mi mancano le strade, i panorami, le curve, il lungo viaggio verso casa”. 

Per l’autore le strade sono il plot narrativo per scoprire personaggi reali del passato contrassegnati da una vita avventurosa e romanzesca che spesso la storia ufficiale ha depositato in un luogo marginale, a ridosso dei grandi eventi. Nei vari capitoli in cui è suddiviso il volume ci imbattiamo nel primo uomo che, partito dall’Africa sbarcò in Europa nel Pleistocene, passando per Bulla Felix, il brigante romano che, sotto l’impero di Settimio Severo, si appostava sull’Appia Antica per assalire i carri dei patrizi diretti a Roma, liberando gli schiavi. O nelle vicende dell’ebreo sefardita scampato all’Inquisizione che portò in Olanda il grande teatro spagnolo del siglo de oro. E Gudrid, la vichinga di cui si dice che abbia scopreto l’America prima di Colombo e che al termine della sua vita andò in pellegrinaggio a Roma. Fino ad arrivare a Charles Jarrot,  un campione britannico delle prime corse automobilistiche che alimentò il mito della velocità a ridosso dello scoppio della prima guerra mondiale. Un libro coinvolgente, che viaggiando attraverso epoche distinte ci fa scoprire attraverso le umane vicissitudini, gli scontri e gli incontri, l’identità che contraddistingue, in ultima sintesi, l’uomo europeo.

L’uscita italiana del libro è stata accompagnata dalla pubblicazione, sul sito di Iperborea, di podcast a puntate che consentono un percorso audio di alcuni passaggi del libro.

Sabino Cirulli