14 febbraio 2019 

Aviazione: il superjumbo A380 va in pensione

Crollo delle vendite per il gigante dei cieli prodotto da Airbus

Sembra essersi conclusa l’epopea del gigante dei cieli A380, il super-jumbo da oltre 500 posti che nei piani di Airbus avrebbe dovuto incarnare il futuro dell’aviazione commerciale, rivoluzionando il modo di volare, e la cui produzione invece verrà interrotta nel 2021.

 

Le trasformazioni del mercato del turismo, le nuove tecnologie in fatto di motori e velivoli, la crisi economica e i prezzi proibitivi (quasi mezzo miliardo di dollari), hanno costretto i vertici della industria franco-tedesca a mettere la parola fine sull’avventura del più grande aereo passeggeri in commercio.

 

Bisogna dire che per l’Airbus A380 le cose si erano messe male fin dal 2007, quando aveva cominciato ad operare i primi voli. La crisi economica alle porte aveva rallentato le vendite e le compagnie, dapprima euforiche per la novità, si erano raffreddate costringendo il costruttore a rivedere le allettanti stime.

 

La stessa Emirates, utilizzatore principale e primo operatore del super-jumbo, aveva tagliato gli ordini in cambio di altri modelli. Una vera catastrofe per i piani industriali di Airbus alla quale è seguita una seconda doccia fredda, questa volta da Qantas, che nelle ultime settimane ha rinunciato all’acquisto di 8 A380.

 

Si tratta di una sconfitta industriale amara, soprattutto in se si tiene conto della crescita record del traffico aereo negli ultimi anni che, con tutta probabilità, non si arresterà in quelli a venire. E tuttavia le ragioni dello stop alla produzione si trovano proprio in questa crescita che ha premiato la strategia “point to point”, basata su rotte tra città intermedie che bypassano i grandi hub per mezzo di aerei più piccoli come i Boeing 777 e 787.

 

In questo contesto il gigante A380, nato per trasportare un gran numero di passeggeri tra i grandi hub delle megalopoli, si è rivelato debole. L’areo paga anche le sue enormi dimensioni: un’apertura alare di quasi 80 metri e un’altezza di oltre 24, che hanno reso necessarie modifiche strutturali complesse negli aeroporti, come l’allargamento delle piste.

 

Dopo soli 12 anni di attività e a soli 300 velivoli realizzati, il sogno del colosso europeo si è infranto. Il disappunto e il rammarico sono anche nelle parole del numero uno di Airbus, Tom Enders, che in una conferenza stampa ha però sottolineando come «negli affari dobbiamo prendere decisioni, non sulle emozioni o sui desideri, ma sui fatti».

Daniele Garzia