12 marzo 2019 

Una Smart mobility lastricata di byte

Digitalizzare le infrastrutture accresce, complessivamente, la sicurezza stradale

Gestire una rete stradale e autostradale è un impegno complesso. Sulle arterie circolano, giornalmente, milioni di veicoli. E milioni di viaggiatori e merci attraversano ponti, gallerie e trafori. 

Le moderne tecnologie, fortunatamente, sono sempre di più un valido supporto per assicurare una mirata e puntuale manutenzione delle infrastrutture e, contestualmente, una maggiore sicurezza stradale. Protocolli aperti e standard, sistemi wireless, cloud, Internet of things, app dedicate, big data, dispositivi fissi e mobili consentono di sviluppare e assicurare servizi di alto profilo rispetto alle esigenze legate alla mobilità. Alla infrastruttura fisica si interfaccia quella informatica, sulla quale viaggiano un numero incredibile di informazioni. L’”Intelligenza artificiale” spalanca le porte alla digitalizzazione delle direttrici stradali.

Sistemi informatici e sotto-sistemi evoluti  permettono di monitorare, in real time, eventuali situazioni di rischio in funzione delle condizioni di traffico. Lo scambio d’informazioni con le vetture attraverso protocolli Infrastructure to Vehicle (I2V) permette ai sistemi a bordo del veicolo di allineare lo stile di guida alle situazioni, anche meteo, rilevate. Molti dei processi attualmente gestiti dall’automobilista nel prossimo futuro saranno svolti autonomamente. I tool potranno essere popolati in modo autonomo dal gestore della rete al fine di amministrare processi, procedure e allarmi nelle Sale Operative e Sale Situazioni, permettendo, in caso di necessità o emergenze, interventi tempestivi e mirati del personale.

La "digital transformation" stradale non è finalizzata unicamente a una migliore esperienza di viaggio ma si inserisce nella più articolata dinamica, sociale ed economica, riconducibile alle Smart Road, alle Smart City e alla shared economy. Una mobilità “intelligente” riduce il traffico, l’inquinamento e determina economie di scala.

Carlo Argeni