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Briciole di pane

Progettazione di grandi opere in presenza di particolarità geologiche: il Viadotto San Leonardo dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria

La necessità di prevedere l'adeguamento in sede dell'infrastruttura ha imposto all'Anas di adottare particolare attenzione alle soluzioni da adottare

Roma, 15 novembre 2012 - Nella progettazione di grandi infrastrutture stradali un ruolo importante è svolto, nelle fasi preliminari della progettazione, dall’analisi dei condizionamenti di carattere geologico nei riguardi del posizionamento ottimale dell’asse stradale in progetto, nell’ottica di minimizzare le criticità esistenti e di ottimizzare costi e tempi di realizzazione delle opere. Nei casi in cui, invece, particolari limitazioni di carattere progettuale non consentano di operare le scelte con la necessaria autonomia è necessario approfondire ulteriormente le conoscenze al fine di sviluppare la progettazione in modo tale da coesistere con tali criticità geologiche. Il Viadotto San Leonardo, posto nel tratto calabro dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, si colloca in un contesto in cui coesistono una serie di singolarità geologiche, legate a particolarità geologico-strutturali, tali da determinare una repentina variabilità laterale dei terreni presenti, nonché all’evoluzione tettonica, paleogeografica e geomorfologica dell’area.

La necessità progettuale di prevedere l’adeguamento in sede dell’infrastruttura, con conseguente demolizione e ricostruzione del viadotto pressoché nella medesima area di sedime, ha imposto all'Anas di adottare particolare attenzione alle soluzioni da adottare, con particolare riferimento alle fondazioni delle pile, in presenza di terreni con caratteristiche molto diverse fra loro. Il modello geologico di riferimento dell’opera, delineato sulla base del rilievo geologico di superficie, di sondaggi geognostici e di prospezioni sismiche a rifrazione e geoelettriche, è stato ulteriormente approfondito nel corso della progettazione definitiva attraverso ulteriori indagini dirette. Parallelamente è stata perfezionata la caratterizzazione geotecnica dei terreni interagenti con le opere.

La complessità geologica dell’area, che ha reso laboriosa la progettazione delle fondazioni del viadotto, risiede nella presenza di formazioni con caratteristiche geotecniche nettamente differenti: da una parte vi sono terreni fini (Argille grigio-azzurre e limi argillosi) e grossolani sciolti (conglomerati e sabbie in matrice limo-sabbiosa grigio giallastra), dall’altra materiali litoidi appartenenti al complesso carbonatico di catena (calcari e calcari dolomitici cristallini), a contatto tettonico tra loro tramite un sistema di faglie dirette. Questa particolare configurazione strutturale condiziona la scelta tipologica di alcune pile del viadotto, che risultano impostarsi per una carreggiata sui terreni fini e per l’altra sulla formazione calcarea. L’opera prevede uno sviluppo complessivo di 491.60 m e comprende 8 pile di altezza massima pari a circa 33 m. Le fondazioni di pile e spalle sono su pali trivellati di grande diametro, salvo il caso di ricorso a micropali di fondazione in presenza di roccia affiorante od a modesta profondità al di sotto del piano di posa.

Il lavoro è stato presentato dall'Anas al convegno di Geoitalia 2011 (Torino, 19-23 settembre 2011), Sessione E I, “La geologia e l’idrogeologia applicata alle grandi opere civili”, svoltosi con il patrocinio della Commissione Tecnica IAEG Italia “Reliability quantification of the Geoloigcal Model in large civil engineering projects”.

Ecco di seguito nel link l'articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista tecnica GEAM – Geoingegneria Ambientale e Mineraria dell’Associazione Georisorse e Ambiente, anno XLIX, n.2, agosto 2012 (136).

Dott. Geol. Stefano SERANGELI, Dott.ssa Geol. Serena SCARANO, Ing. Enrico MITTIGA, tecnici della Direzione Centrale di Progettazione Anas SpA – Unità Organizzativa Geotecnica e Impianti