Un esempio di caratterizzazione geologica e geomeccanica di ammassi rocciosi nella zona sudorientale della Sardegna
Questa metodologia di studio è stata applicata nell'ambito dell'attività di progettazione definitiva di un lotto della Nuova SS 125
Roma, 15 novembre 2012 - Nell’ambito della progettazione di infrastrutture di ingegneria civile interessanti ammassi rocciosi, risulta fondamentale avere informazioni sulle caratteristiche di qualità geomeccanica, di resistenza e di deformabilità degli ammassi stessi. Queste ultime possono essere desunte a partire dagli usuali sistemi di classificazione geomeccanica degli ammassi. Tali procedimenti, attraverso il rilievo dei dati di campagna, di sondaggio e di laboratorio, permettono di ottenere i parametri utili a ricavare gli indici di qualità geomeccanica (RMR - Rock Mass Rating; GSI – Geological Strenght Index, ecc) consentendo una classificazione geomeccanica e geostrutturale dell’ammasso roccioso studiato.
L'Anas ha applicato questa metodologia di studio nell’ambito dell’attività di progettazione definitiva del 1° lotto - 1° stralcio del tronco Tertenia – S. Priamo della Nuova S.S. 125. Lungo il tracciato affiorano i terreni del basamento ercinico, riferibili alle formazioni delle Arenarie di San Vito (ASV) e di Monte S. Vittoria (MSV). La prima è costituita da prevalenti metareniti e metapeliti quarzoso-micacee, più rare metarenarie e sottili livelli di metaquarzoareniti di colore grigio-grigio/verdastro, con intercalazioni di metapeliti e metasiltiti grigie; la seconda è rappresentata da metavulcaniti, metarenarie feldspatiche e metaconglomerati, ed è suddivisibile in due litofacies: a) metaepiclastiti e metarioliti (MSVa); b) metagrovacche e metandesiti (MSVb).
Per l’analisi di queste formazioni si è proceduto alla classificazione degli ammassi procedendo dai dati ricavati nel corso del rilievo geostrutturale e geomeccanico degli affioramenti rocciosi, condotto su stazioni lineari secondo standard ISRM. Il rilievo lungo ciascuna linea ha permesso di definire le caratteristiche geologiche del sito, la classificazione dei diversi tipi di discontinuità ed i caratteri geometrici e geomeccanici delle stesse. Queste informazioni sono state raccolte in schede di rilievo e di sintesi geostrutturale ed in tabelle di classificazione geomeccanica riportanti gli indici RMR e GSI ottenuti.
I risultati acquisiti attraverso le indagini di campagna sono stati successivamente confrontati con quelli estrapolati a partire dai dati geognostici e di laboratorio (rilievo dell’RQD all’interno dei sondaggi effettuati, prove Point Load Test e di compressione uniassiale su campioni rocciosi) ottenendo, in tal modo, una più accurata valutazione. In base ai valori ottenuti dell’indice GSI, le due formazioni sono state inserite all’interno del diagramma “Geological Strength Index for Jointed Rocks” (Hoek & Marinos, 2000). Questo confronto ha permesso di rilevare una discreta corrispondenza tra le due serie di dati ed ha guidato l’attribuzione dei relativi parametri geotecnici sulla base dei quali sono stati dimensionati gli interventi in progetto.
Il lavoro è stato presentato dall'Anas al convegno di Geoitalia 2011 (Torino, 19-23 settembre 2011), Sessione E I, “La geologia e l’idrogeologia applicata alle grandi opere civili”, svoltosi con il patrocinio della Commissione Tecnica IAEG Italia “Reliability quantification of the Geoloigcal Model in large civil engineering projects”.
Ecco di seguito nel link l'articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista tecnica GEAM – Geoingegneria Ambientale e Mineraria dell’Associazione Georisorse e Ambiente, anno XLIX, n.2, agosto 2012 (136).
L'Anas ha applicato questa metodologia di studio nell’ambito dell’attività di progettazione definitiva del 1° lotto - 1° stralcio del tronco Tertenia – S. Priamo della Nuova S.S. 125. Lungo il tracciato affiorano i terreni del basamento ercinico, riferibili alle formazioni delle Arenarie di San Vito (ASV) e di Monte S. Vittoria (MSV). La prima è costituita da prevalenti metareniti e metapeliti quarzoso-micacee, più rare metarenarie e sottili livelli di metaquarzoareniti di colore grigio-grigio/verdastro, con intercalazioni di metapeliti e metasiltiti grigie; la seconda è rappresentata da metavulcaniti, metarenarie feldspatiche e metaconglomerati, ed è suddivisibile in due litofacies: a) metaepiclastiti e metarioliti (MSVa); b) metagrovacche e metandesiti (MSVb).
Per l’analisi di queste formazioni si è proceduto alla classificazione degli ammassi procedendo dai dati ricavati nel corso del rilievo geostrutturale e geomeccanico degli affioramenti rocciosi, condotto su stazioni lineari secondo standard ISRM. Il rilievo lungo ciascuna linea ha permesso di definire le caratteristiche geologiche del sito, la classificazione dei diversi tipi di discontinuità ed i caratteri geometrici e geomeccanici delle stesse. Queste informazioni sono state raccolte in schede di rilievo e di sintesi geostrutturale ed in tabelle di classificazione geomeccanica riportanti gli indici RMR e GSI ottenuti.
I risultati acquisiti attraverso le indagini di campagna sono stati successivamente confrontati con quelli estrapolati a partire dai dati geognostici e di laboratorio (rilievo dell’RQD all’interno dei sondaggi effettuati, prove Point Load Test e di compressione uniassiale su campioni rocciosi) ottenendo, in tal modo, una più accurata valutazione. In base ai valori ottenuti dell’indice GSI, le due formazioni sono state inserite all’interno del diagramma “Geological Strength Index for Jointed Rocks” (Hoek & Marinos, 2000). Questo confronto ha permesso di rilevare una discreta corrispondenza tra le due serie di dati ed ha guidato l’attribuzione dei relativi parametri geotecnici sulla base dei quali sono stati dimensionati gli interventi in progetto.
Il lavoro è stato presentato dall'Anas al convegno di Geoitalia 2011 (Torino, 19-23 settembre 2011), Sessione E I, “La geologia e l’idrogeologia applicata alle grandi opere civili”, svoltosi con il patrocinio della Commissione Tecnica IAEG Italia “Reliability quantification of the Geoloigcal Model in large civil engineering projects”.
Ecco di seguito nel link l'articolo pubblicato nell’ultimo numero della rivista tecnica GEAM – Geoingegneria Ambientale e Mineraria dell’Associazione Georisorse e Ambiente, anno XLIX, n.2, agosto 2012 (136).
