Governo, Lupi si dimette. "Scelta per responsabilità politica. Non sono accusato di nulla"
Il ministro: "Rivendico il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese, non sono qui a difendermi da accuse che non mi sono state rivolte"
Roma, 20 marzo 2015 – “Un atto di estremo riguardo verso il Parlamento di cui sono membro da 14 anni, dal 2001”, così ha definito oggi il Ministro Maurizio Lupi la sua decisione di rassegnare le dimissioni dal dicastero Infrastrutture e Trasporti dopo le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto, pur non indagato, nei giorni scorsi.
“Il Parlamento è il luogo del consenso che rappresenta la sovranità del popolo. Il Parlamento è il luogo del potere, perché da qui emana la fiducia per il governo e per il mio ministero. Il Parlamento è il luogo della responsabilità, il luogo quindi dove rendere conto del potere affidatomi e di come l’ho esercitato”. Questo l’incipit delle dichiarazioni in Aula del Ministro, che si è detto “pronto a rispondere di ciò che ho fatto in questi ventidue mesi, da quando ho giurato per la prima volta davanti al presidente della Repubblica”.
Dopo aver ringraziato l’ex premier Enrico Letta, che lo ha scelto nel precedente Governo, Lupi si è detto obbligato “a non far cancellare in tre giorni tutto ciò che in questi 22 mesi è stato fatto con il lavoro di tutti i funzionari del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”, ricordando in particolare “i marinai della Guardia Costiera che sono stati impegnati in una prolungata, rischiosa e meritoria azione di salvataggio in mare dei migranti”.
Lupi ha voluto sottolineare la sua presenza in Parlamento “per rivendicare il ruolo decisivo della politica nella guida del nostro Paese, non sono qui a difendermi da accuse che non mi sono state rivolte”, ha detto aggiungendo “non invoco garantismo nei miei confronti perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. Ciò che mi chiama qui oggi davanti a voi non è una responsabilità giudiziaria, ma una responsabilità politica per le scelte “politiche” che ho fatto alla guida del ministero che mi è stato affidato”.
Lupi ha quindi ripercorso gli umori di questi ultimi giorni che lo hanno portato “a sole 72 ore dei fatti alla presa d'atto della necessità della scelta e alla comunicazione al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica” delle sue dimissioni.
“La mia prima reazione, suggerita da molti che ringrazio - ha detto -, è stata: >. Ma, con il passare delle ore, la scelta che dovevo fare non poteva che essere paragonata con la ragione per cui ho deciso di fare politica. Siamo uomini politici, ma uomini è il sostantivo, la sostanza, politico è l’aggettivo, e l’uomo agisce sempre per uno scopo e per la politica lo scopo è servire il bene comune. Se questo passo indietro può essere un modo per prendere una nuova rincorsa, per ridare valore alle istituzioni che ho sempre servito, per rafforzare l’azione del nostro governo, per rilanciare il progetto del nostro partito, allora le dimissioni hanno un senso”.
Si è stretto poi alla famiglia, sottolineando che “gli affetti vengono prima di una poltrona, anche se prestigiosa”.
Lupi ha quindi voluto ringraziare i colleghi, della maggioranza e dell’opposizione, che in questi giorni gli hanno dimostrato solidarietà chiedendogli di andare avanti. “Lasciatemi ringraziare il presidente del Consiglio - ha concluso - che in questi giorni in un confronto franco, leale e realistico non mi ha mai chiesto le dimissioni (a dispetto di fantasiosi retroscena di cui spesso viviamo in questo palazzo) ma ha sempre lasciato a me la decisione”.
